ODE AD UN BALDONI 2.0: NOMINA DI ROBERTO BALDONI A VICE-DIRETTORE DEL DIS E DIRETTORE DEL SUO NUCLEO DI SICUREZZA CIBERNETICA.

Roberto Baldoni è una persona molto piacevole e simpatica. Da 5 anni lo conosco da vicino con 4 lunghi incontri relativi alle nostre proposte di R&D e di nuovi standard della Trustless Computing Association, e le nostre serie di eventi su nuovi standards di cybersecurity per ambiti critici a Brussels, New York e Brasile.

Bene per questa nomina. E’ uno dei pochissimi esperti che sanno a fondo le dinamiche tecnologiche e geostrategiche, e a cui piace aggiornarsi.

Purtroppo ad oggi praticamente ogni sua azione – e non azione – è stata sempre e solo esclusivamente indirizzata a qualche uscita di stampa a favore del DIS e dei potenti di turno.

Riassumiamo le sue iniziative osannate sui media da quasi tutti gli esperti e giornalisti leccapiedi o ignavi:

1) Il Framework Nazionale per la Cybersecurity, come i documenti del NIST a cui si ispira, forniscono linee guida parziali, non misurabili e quindi quasi completamente inutili.

2) Il Cyberchallenge è un’uscita di stampa, e al più un tentativo di per 2 lire di hacker in livello basso per il DIS.

3) L’iniziativa Filiera Sicura è una presa in giro volontaria, perchè non ricomprende nemmeno lontanamente l’intera filiera critica, a differenza del nostra Trustless Computing CivicFab, da cui hanno molto malamente copiato l’idea.

Baldoni lo è stato ciecamente fedele del DIS di Massolo – e i suoi governi di riferimento – durante la nuova era per la cybersecurity dopo le sconcertanti rivelazioni dello scandalo Snowden ed Hacking Team. Infatti, a differenza di Francia, Germania e Brasile, l’Italia il DIS e Baldoni – come leader accademico del settore – non dissero o fecero quasi niente praticamente per ridare o tentare di ridare cercare un minimo di sovranità alle nostre istituzioni, diritti civili digitali ai cittadini o restituire un capacità autonoma di cyber-investigation.

Purtroppo in Italia, con la politica che ci ritroviamo, non ti fanno arrivare a posizioni di potere come quella se non hai ben dimostrato di essere un consolidato “yes man”. Ma poi un volta arrivato magari puoi ourere decidere di prendere qualche richiscio seguendo di più la coscienza.

Con noi della Trustless Computing Association si è incontrato 4 volte fin dal 2013. Ha assorbito nostre idee e alla fine ci ha fatto da tappo, non facendoci mai incontrare nessuno, o invitandoci a parlare o a progetti. Ogni nostro incontro con vari esponenti del vicedirettore del DIS e Difesa sono avvenuti autonomamente, per mezzo di interessamenti al nostro progetto della European Defense Agency e Esercito Tedesco. Insomma, proteggendo il proprio orticello.

Infine, date le capacità, le conoscenze, la simpatia, e la verve personale – rare nel contesto italiano – speriamo che Roberto Baldoni possa smettere di servire e di scalare, e agire invece di coscienza per fare qualcosa di buono per il paese, perché di mezzi e conoscenze ne ha sicuramente.

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AI, HUMANS AND BLACK BOXES

Collective human institutions and wisely educated humans have been proven historically to find ways to sufficiently keep on check their “black box” sides, their “drunken, stung, monkey mind”: Institutions have constitutions, when well done; while single humans has conscience, when well honed in reflection and meditation.

The same black box problem arises in the main “runtime environment” of ever more powerful AIs. We should try to replicate proven “architectures of individual and collective human wisdom”. Such architecture have allowed, in the many good case scenarios, to tackle and even enjoy runaway impredictability, while properly minimizing the suffering.